Il suo forte legame tra parola e immagine lo portano spesso e facilmente a intrecciare i linguaggi, nella formula che lui definisce "strettamente multimediale", cioè con più media.
Il cinema è il linguaggio principale in cui si muove. Il media, insieme al fumetto, dove parola e immagine si fondono.
E proprio dal fumetto nascono spesso le sue ispirazioni, come per A volte penso alle mie braccia come fatte di mercurio (doom genereation) cortometraggio e videod'arte ispirato alle illustrazioni di Ashley Wood, noto illustratore australiano che arriva dal mondo del fumetto, oppure Topi tratto da una storia del noto fumettista italiano Alberto Ponticelli, membro durante gli anni '90 dello Shok Studio.
Ma è anche un cinema che non si può slegare dalla parola. spesso usata come sottotitolo, anche in lingue extraeuropee, più che come parola vocale.
La scrittura diventa segno-immagine nelle sue opere, sia di fiction (linguaggio cinematografico) che artistico.
I frames dei video di Ficetola, in ogni variegata impostazione strutturale, si propongono come singolari testimoni visuali di alcuni stadi psicologici del tutto quotidiani. La linea espressiva di questi progetti stimola situazioni interiori inquietanti, ma è ludica e seducente alla fruizione; è sintomatica di quanto gli stravolgimenti tecnologici degli ultimi decenni si siano infiltrati nelle metropoli e nelle menti, ed abbiano richiesto reazioni e mutazioni decisamente radicali, promettendo progressivi miglioramenti in cambio di grossi e dolorosi sforzi di aggiornamento spirituale. Milano fornisce infinito materiale e molte buone chiavi di lettura in questo senso...
L’artista sceglie un’esorcistica immersione nel degrado estetico moderno, e si cala a fondo dei più spaventosi ed attraenti aspetti urbani con tecniche filmiche sperimentali ed obiettivi ben definiti nella mente. Le eleganti immagini che ne derivano trasmettono in modo fluente e sarcastico stati d’animo e scenari piuttosto recenti, ancora in germinazione, emersi da quel articolato complesso di fenomeni antropologici che Walter Ong definiva ‘oralità secondaria’ |