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Giovanni Ficetola

 

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GIOVANNI FICETOLA REGISTA

Il suo forte legame tra parola e immagine lo portano spesso e facilmente a intrecciare i linguaggi, nella formula che lui definisce "strettamente multimediale", cioè con più media.

Il cinema è il linguaggio principale in cui si muove. Il media, insieme al fumetto, dove parola e immagine si fondono.

E proprio dal fumetto nascono spesso le sue ispirazioni, come per A volte penso alle mie braccia come fatte di mercurio (doom genereation) cortometraggio e videod'arte ispirato alle illustrazioni di Ashley Wood, noto illustratore australiano che arriva dal mondo del fumetto, oppure Topi tratto da una storia del noto fumettista italiano Alberto Ponticelli, membro durante gli anni '90 dello Shok Studio.

Ma è anche un cinema che non si può slegare dalla parola. spesso usata come sottotitolo, anche in lingue extraeuropee, più che come parola vocale.

La scrittura diventa segno-immagine nelle sue opere, sia di fiction (linguaggio cinematografico) che artistico.

I frames dei video di Ficetola, in ogni variegata impostazione strutturale, si propongono come singolari testimoni visuali di alcuni stadi psicologici del tutto quotidiani. La linea espressiva di questi progetti stimola situazioni interiori inquietanti, ma è ludica e seducente alla fruizione; è sintomatica di quanto gli stravolgimenti tecnologici degli ultimi decenni si siano infiltrati nelle metropoli e nelle menti, ed abbiano richiesto reazioni e mutazioni decisamente radicali, promettendo progressivi miglioramenti in cambio di grossi e dolorosi sforzi di aggiornamento spirituale. Milano fornisce infinito materiale e molte buone chiavi di lettura in questo senso...

L’artista sceglie un’esorcistica immersione nel degrado estetico moderno, e si cala a fondo dei più spaventosi ed attraenti aspetti urbani con tecniche filmiche sperimentali ed obiettivi ben definiti nella mente. Le eleganti immagini che ne derivano trasmettono in modo fluente e sarcastico stati d’animo e scenari piuttosto recenti, ancora in germinazione, emersi da quel articolato complesso di fenomeni antropologici che Walter Ong definiva ‘oralità secondaria’

 

GIOVANNI FICETOLA SCRITTORE

 

Artista poliedrico, Giovanni Ficetola è anche scrittore.

La sua forma letteraria preferita, sinora, è il racconto propriamente detto, cui Ficetola toglie spesso la dimensione “chiusa” della consequenzialità logica e narrativa, in favore di una struttura che si potrebbe definire “neo-espressionista”. Fautore di un rigoroso realismo descrittivo, ottenuto per spoliazione, ovvero per progressiva semplificazione e scarnificazione dell’impianto, Ficetola propone una scrittura vicina per certi tratti al primo Bukovsky e non estranea da suggestioni kafkiane.

L’insistenza sui suoni delle parole, su descrizioni asciutte e dirette, debitrici a volte di certo cinema anni ’80, contribuiscono a creare racconti di grande suggestione e brevità, che possono sembrare colpi d’occhio gettati su una realtà cangiante e sfuggente, multiforme, rifratta in migliaia di frammenti, che lo scrittore non ha la pretesa di spiegare, quanto piuttosto di far intuire o, come avrebbe forse detto François Truffaut, di “rivelare”.

Quello che emerge dalla maggior parte dei racconti di Ficetola è un mondo moderno, per non dire futuribile, eppure già fatalmente putrescente, di una putrescenza particolare, però, tutta “tecnologica”, asettica. Un gelo è sceso nel cuore di tanti personaggi ficetoliani, gelo che solo alcuni sentimenti universali (primo fra tutti l’amore) possono incrinare. Un amore che però è sempre suggerito, mai realmente narrato ed esplicitato in frasi, concetti, eventi. Come Wittgenstein, Ficetola dà quasi l’impressione di non voler parlare di ciò di cui in un certo senso “non si può parlare”.

E questo, a parere di chi scrive, è il vero “cuore selvaggio” dell’arte ficetoliana per quanto concerne la scrittura: l’accettazione – dello scrittore come di tanti suoi personaggi – di un fondamentale ruolo di “loser”, un loser consapevole e a volte ben corazzato, fiero persino, ma pur sempre votato ad un fallimento che, nelle visioni più apocalittiche, si estende all’intero genere umano (da cui il parallelo, assai interessante, suggerito da alcuni storici della letteratura tra Ficetola e l’ultimo Guido Morselli, quello di “Dissipatio H.G.”: sarà un caso che l'ultimo capitolo del saggio "La città vuota" di Ficetola fosse dedicato proprio allo scrittore varesino scomparso nel 1973?).

D’impianto solidamente visivo, la scrittura di Ficetola non brilla per la ricerca dell’armonia interna, ma piuttosto per il suo contrario, per la capacità di sfruttare le disarmonie, strutturandole in punti abissali di significato, in pagine che colpiscono per l’efficacia espressiva prima ancora che per il retroterra concettuale, rintracciabile comunque, come da ammissione dell’Autore, nel movimento Cyberpunk, un'estremizzazione in direzione del decadimento del pensiero di William Gibson.